
La proprietà
Dei rustici originali rimane l’involucro. All’interno un unico spazio su due livelli dove la zona giorno e la zona notte sono separate da un monolite ligneo che racchiude il bagno. A firmare il progetto e a dirigere i lavori durati quasi tre anni, l’architetto Matteo Inches.
La storia
BDL - Benefattori di Livorno
Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, da queste terre si partiva per cercare un futuro migliore. Si lasciavano alle spalle fame e lavoro scarso, e ci si imbarcava verso l’Australia, la California, la Francia o l’Italia, inseguendo la promessa di un domani diverso. Anche la nostra famiglia seguì quel flusso. A Livorno, porto che apriva al mondo, un gruppo numeroso di tegnesi trovò una nuova casa. E, pur lontani, non dimenticarono mai la terra d’origine: finanziarono lavori pubblici e opere votive a Tegna, firmando ogni gesto con tre lettere semplici BDL, Benefattori Di Livorno — così che la memoria non si perdesse.
Storie di mondo
Tutti gli oggetti in questa casa raccontano angoli di mondo. Le panche in legno riportano il respiro contadino della Francia, il banco in ghisa racconta l’industrializzazione inglese. Sul tavolino basso davanti al divano, in Giappone, negli anni Venti si tagliavano i tonni. La vecchia anfora porta ancora l’eco di oli e vini dalla Turchia ottocentesca. Il tavolo da pranzo, con i suoi tre sgabelli, ha condiviso pasti poveri in una casa rurale cinese; piccoli vasi di vetro hanno custodito spezie, cure, speranze. Un poggiatesta da deserto e orci per l’acqua raccontano un’Africa lontana. Una maiolica siciliana, un ex voto spagnolo, un ricco specchio francese accanto a uno più umile di provenienza ignota. La prima lettera inviata a casa da un nostro avo appena sbarcato in California e la fotografia del bastimento che lo portò via da qui.
Ogni oggetto è una storia che non fa rumore, eppure resiste.


L’impronta e il cerchio
Sulle pareti di casa due tra i più importanti artisti contemporanei, ticinesi di nascita, hanno interpretato lo spazio. Niele Toroni ha lasciato le sue impronte di pennello n. 50 e Felice Varini ha riportato qui un cerchio della sua memoria adattando uno dei suoi primi lavori, Rue Pali-Kao n°1 del 1981. Le loro opere dialogano con quelle dell’artista scozzese Callum Innes, con la foto di Paula che sovrasta il letto dell’olandese Henrik Kerstens, mentre in giardino un imponete lavoro di Ulrich Rückriem si mimetizza tra le pietre sapientemente riposizionate nell’antica arte dei muri a secco dall’amico Markus, anche lui, per noi, un grande artista. Nel patio una scultura di Didier Vermerein esalta le basi della scultura.
Il giardino
L'ampio giardino fiorito è attorniato da vecchi muri in pietra a secco. Una tecnica di costruzione sempre più rara. Antichi “carasc” - i sostegni in granito di filari o pergole - costellano il perimetro. Nella piccola vasca, che ricorda gli abbeveratoi contadini, ci si può immergere in un fresco tête-à-tête nelle calde giornate estive.


Il patio
Realizzato ex novo con una pavimentazione a ciotoli che ricorda Piazza Grande a Locarno, questo ambiente offre un angolo all’ombra della casa per gustarsi una cena o un aperitivo in totale tranquillità tra muri in pietra e aiuole fiorite.